L’inviluppo d’ampiezza corrisponde all’andamento generale dell’ampiezza di un’onda sonora. Esempio esplicativo: se viene suonato un do3 sul pianoforte esso non avrà la stessa intensità dal momento in cui la corda viene percossa dal martelletto fino all’esaurimento dell’energia, ma attraverserà varie fasi. Nella sintesi, a partire dalle macchine di Robert Moog, si è affermato uno standard (ADSR) che prevede quattro stadi all'interno dell'inviluppo: Attack, Decay, Sustain, Release. Tramite tale modello si può imitare con suoni sintetici l'inviluppo di suoni reali o sviluppare inviluppi personalizzati.

Volendo vedere nel suono di pianoforte il modello ADSR avremo:

  • Attacco: il martelletto percuote la corda, il suono raggiunge rapidamente il massimo dell’energia
  • Decadimento: il suono subisce un repentino ma contenuto decadimento
  • Sostegno: segue il decadimento e consiste nella fase centrale, di tenuta del suono, in cui l'energia rimane più o meno stabile.
  • Rilascio: il suono esala l’ultimo respiro prima di dichiarare flebilmente la propria dipartita.

L'attacco è un tempo e si misura generalmente in millisecondi (quanto ci mette il suono a passare da zero al livello massimo). Si entra in fase di attacco quando si inizia una nota, si digita un tasto del controller.

Il decadimento è un tempo e si misura generalmente in millisecondi (quanto ci mette il suono a passare dal livello massimo a quello di tenuta).

Il sostegno è il rapporto tra livello massimo e di tenuta, può essere espresso in percentuale. Di norma si resta in questa fase a finché non viene chiusa la nota.

Il rilascio è un tempo e si misura generalmente in millisecondi (quanto ci mette il suono a passare dal livello di tenuta a zero). Si entra in fase di rilascio quando si chiude una nota, si toglie il dito dal tasto del controller.

I synth più recenti, in particolare se software, sono spesso provvisti di inviluppi d’ampiezza più complessi, con anche potenzialmente infiniti punti di snodo, ma il principio di base non cambia.

Volendo si può su alcuni synth mettere in loop l’inviluppo, non permettendo al suono di restare fermo nella fase di tenuta ma costringendolo a ripartire dal secondo snodo ciclicamente (funzione utile nella creazione di soundscapes, soprattutto in presenza di inviluppi lunghi e complessi, anche sovrapposti).

L’inviluppo come sorgente di modulazione può anche essere assegnato ad altri parametri oltre a quello dell’intensità (panning, pitch, filtri, ecc…) e, di conseguenza, moltiplicare esponenzialmente le già vaste possibilità di modulazione (non è il solo modulatore a disposizione, si vedano ad es. gli LFO).


Testo di Giovanni Pietro Salodini