In natura tendenzialmente i suoni acustici producono, anche se magari solo in minima parte, del rumore. Questo può essere "collaterale” (il soffio che si avverte nell’istante d’attacco del suono di un flauto traverso ad esempio), oppure parte essenziale del timbro dello strumento (come nel caso della vibrazione della cordiera metallica applicata sotto il rullante, che lo distingue dalle altre “pelli” della batteria). Questa componente può essere ri-creata nella sintesi grazie ad un particolare oscillatore “montato” su praticamente tutti i synth. Si tratta del “Noise Oscillator”, che ha la funzione di generare suoni caratterizzati da una distribuzione casuale dell’energia su tutte le frequenze (il rumore appunto). Anche per le varie tipologie di rumore che si possono generare si codificano (nel senso meno giuridico del termine) degli standard, come per le onde. A seconda del synth si possono trovare più o meno tipi di oscillatori di rumore (solitamente uno o due).

Il tipo di rumore più comune è il rumore bianco, il quale si distingue per l’equa distribuzione di energia indiscriminatamente a tutte le frequenze (teoricamente da 0 a ∞), ma che genera però a livello percettivo uno sbilanciamento a favore delle frequenze acute. Il secondo, per importanza, è definito rumore rosa. Questo propone un’enfatizzazione delle frequenze gravi e un progressivo dimezzamento d’ampiezza man mano che si sale di ottava verso l’acuto e a livello percettivo appare equilibrato su tutte le frequenze.


Testo di Giovanni Pietro Salodini